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Non ho scelto oggi questo argomento per incentivare la legalizzazione dei cannabinoidi, sì insomma se vi stavate chiedendo se ho fumato, tranquilli non è questo il motivo. Semplicemente tratterò del beta-cariofillene perchè come tutti ero contenta che stesse arrivando l’estate, ma anche io ho avuto un triste risveglio: piove come fosse autunno, i fiumi esondano, muscoli e legamenti dolgono!

Ma chiunque abbia avuto un dolore così grande da piangere fino a non avere più lacrime, sa bene che ad un certo punto si arriva a una specie di tranquilla malinconia, una sorta di calma, quasi la certezza che non succederà più nulla.”

(C.S Lewis)

Beta-cariofillene: cos’è?

Il beta-cariofillene è un terpene comune. Cade sotto la classificazione “principi attivi generalmente riconosciuti come sicuri” della FDA, quindi non è da considerarsi pericoloso per la salute.

Nell’ultimo decennio, il beta-cariofillene ha attirato l’attenzione degli scienziati quando è stato scoperto essere uno dei primi non cannabinoidi ad attivare direttamente i recettori dei cannabinoidi.

I vegetali contenenti beta-cariofillene possono quindi avere effetti medicinali specifici a causa dell’effetto di questo terpene sul nostro sistema endocannabinoide.

Dove è presente il beta-cariofillene?

Normalmente presente in abbondanza nella cannabis, lo ritroviamo comunque in altri vegetali quali i chiodi di garofano, il luppolo, il rosmarino ed il pepe.

A cosa serve il beta-cariofillene?

I recettori di questa sostanza si trovano nei tessuti immunitari di tutto il corpo e vengono ulteriormente prodotti dal cervello durante una malattia o a seguito di una lesione.

La loro attivazione riduce l’infiammazione, il dolore e le ripercussione che un’infiammazione cronica può riportare sulla funzione cerebrale.

L’efficacia del beta-cariofillene nel trattamento del dolore.

É emerso che in molti casi il beta-cariofillene può fornire sollievo dal dolore. In uno studio, gli scienziati hanno iniettato alcuni topi con questa sostanza riscontrando in loro meno dolore rispetto a quelli trattati con altre soluzioni. Inoltre gli studi scientifici hanno rilevato la capacità di questo principio attivo di potenziare l’efficacia della morfina a basso dosaggio.

Infiammazioni di stomaco ed intestino e beta-cariofillene.

Ci sono numerose malattie infiammatorie che colpiscono il tratto digestivo. La colite è una di queste. In questo caso l’infiammazione dell’intestino causa dolore, diarrea, crampi addominali e aumentato rischio di cancro. Nei topi a cui è stato somministrato sperimentalmente il beta-cariofillene si è ridotta l’infiammazione del colon.

Beta-cariofillene: lenire dolore, infiammazione e…

Questo principio attivo non gioca un ruolo fondamentale solo nel proteggere da dolori ed infiammazioni ma bensì preserva il cervello da malattie ad esso correlate.

Ad esempio, l’infiammazione cerebrale svolge un ruolo sostanziale nell’insorgenza e nella progressione della malattia di Alzheimer.

Rallentando l’accumulo di placche cerebrali il beta-cariofillene modera sensibilmente il declino cognitivo che caratterizza questa malattia.

Uso topico del beta-cariofillene.

Ed eccoci a noi… Cosa c’entra il beta-cariofillene con i cosmetici?

Per il suo potere analgesico, antidolorifico ed antinfiammatorio senza saperlo lo ritroviamo nei preparati che sono stati realizzati con il fine di lenire muscoli, tendini ed ossa dolenti.

Non lo troveremo nell’INCI, ma sapremo che questo principio attivo è presente se il prodotto contiene pepe, rosmarino, pepperoncino, chiodi di garofano, o cannabis sativa.

E adesso, visto e considerato che il sole non ha alcuna intenzione di fare capolino, piove, non si può uscire e sono tutta ammaccata penso che cercherò di rimediare con un pò di beta-cariofillene anche io.

Comunque ripeto: tranquilli non fumo! 😘