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La saponificazione risale a tempi antichi, ma che sia realizzata con metodi tradizionali o tecniche moderne, resta sempre qualcosa che ha del magico.

Il liquido che si trasforma in solido, non è fantastico? Ma come sarà saltato in mente ai nostri avi di realizzare questa meraviglia? Scopriamolo oggi insieme!

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. “ (Antoine-Laurent de Lavoisier)

L’antica Mesopotamia: gli albori della saponificazione.

Il primo sapone risale al 2800 a.C.: di certo non si può pertanto dire che sia passato mai di moda!

A quest’epoca risalgono i resti del primo sapone. In antichi recipienti di terracotta ne sono stati trovati diversi pezzi. Così alla ricerca dell’antica Babilonia gli archeologi hanno trovato la prima ricetta di questo prodotto incisa sopra un’antica tavoletta sumera. Gli ingredienti? acqua, alcali (sali di sodio e potassio) ed olio di cassia (conosciuta anche come cannella cinese).

La saponificazione in epoca egizia.

Figuriamoci se ai Mesopotami non sarebbero seguiti gli Egiziani!

Una civiltà nota per antichi rituali di bellezza (ne è un esempio il famosissimo bagno nel latte di asina della regina Cleopatra) e per l’uso mistico di olii ed essenze profumate, poteva forse non dedicarsi alla saponificazione?

In questo caso oltre al sapiente inserimento di essenze, la lavorazione avveniva per mezzo di un minerale denominato “trona”. Siamo nel 1500 a.C. ma il sapone è già divenuto indispensabile per l’igiene personale e per il trattamento base della pelle del corpo.

I romani ed il primo sapone al collagene!

La saponificazione diviene a questo punto sempre più una vera e propria arte. Non si vuole ora ricorrere alla saponetta per la sola igiene personale e per rendere deodorato e gradevole l’odore corporeo: si inizia a desiderare molto di più, nasce dal semplice gesto quotidiano del lavarsi la necessità di combinare la pulizia al trattamento.

Ed ecco che con una miscela di pomice, creta triturata, farina di fave, olio di oliva ed acqua abbiamo il primo lavorato in grado di esfoliare, levigare, idratare e nutrire la pelle.

La pomice con la creta, terra dapprima cotta, purificano la pelle, la rimineralizzano e la preparano ad assorbire efficacemente gli altri ingredienti.

La farina di fave, sapientemente miscelata all’olio di oliva costituiscono il primo sapone al collagene vegetale!

Anche i greci si dedicano all’arte della saponificazione.

Non poteva di certo mancare in terra di miti, deità e bellezze ancestrali l’uso del sapone per la toeletta. D’altronde vi immaginate una Venere che non si lava? 😅

Per i Greci (ma lo stesso discorso vale per i Romani), i bagni termali sono soprattutto luogo di ritrovo, non solo di pulizia. Potrà mai mancare un sapone? Certamente no!

Si inizia così ad allargare la rosa dei saponi disponibili per rispondere alle esigenze di una schiera sempre più ampia di persone dedite all’igiene personale (i followers della saponetta 😉).

Troviamo tantissimi e disparati ingredienti: argilla, fango termale, pomice, polvere di equiseto, farina di fave, olio di oliva, sego animale, cenere (che viene utilizzata per realizzare la lisciva).

La saponificazione in Arabia.

Famosissimi per il sapone di Aleppo, gli arabi prediligono i grassi vegetali: la loro ricetta prevede l’uso di olio di oliva. olio di alloro, soda caustica, acqua. Siamo nell’800 d.C.

Il sapone sbarca in Europa.

Grazie all’espansione araba e alle crociate, le culture si mescolano, e con esse si espandono anche in Europa ricette che verranno successivamente rivisitate più volte.

Partendo dai pressi di Savona, in Liguria, si realizza il primo sapone vegetale a base di olio di oliva e lisciva.

A seguire è la volta della Spagna, dove viene realizzata la saponetta di Castiglia, più bianca e dura rispetto a quello ligure.

Attorno al XXII secolo a Bristol, in Gran Bretagna, nasce il sapone grigio, a base di grasso animale e lisciva.

Dal 1700 in avanti si realizzeranno lavorazioni con la soda, per poi giungere all’utilizzo di perborato e silicati all’inizio del 1900 (per fortuna ingredienti non più utilizzati).

Nel primo dopo guerra si iniziano a realizzare continui ed innovativi componenti sintentici, a volte anche molto discussi, cercando di raggiungere continuamente prestazioni alte a prezzi contenuti.

Quindi il sapone di qualità come deve essere?

Noi, naturalmente, preferiamo il sapone di fattura artigianale. Perchè ancora oggi ci piace poter dire “C’era una volta un sapone…”. Non trovate sia più magico? 😊

E voi preferite sapone, bagnodoccia o bagnoschiuma? Lasciatemi un post!