Qualcuno ne aveva sentito parlare ancora, qualcun altro non sapeva neanche che le interleuchine esistessero. Precedentemente menzionate negli articoli riguardanti alcuni processi infiammatori meno importanti, oggi voglio trattarle da vicino visto e considerato che la loro popolarità è cresciuta con l’emergenza COVID-19 (detto anche Corona virus).

“Parlare male di qualcuno è spaventoso. Ma vi è qualcosa di peggio: non parlarne.” (Oscar Wilde)

Interleuchine: partiamo dal sistema immunitario…

Per poter introdurre le interleuchine è necessario innanzitutto affrontare un diverso argomento: il sismema immunitario.

Il nostro corpo è continuamente posto sotto assedio da ospiti indesiderati quali microrganismi, funghi, parassiti, spore, batteri e virus. Questi piccoli invasori cercano in tutti i modi di poter entrare dentro di noi al fine di potersi nutrire, riprodurre e sopravvivere (fondamentalmente non gliene vogliate, ma è l’unico modo che conoscono 😅 ).

Le modalità con cui riescono ad accedere possono essere diverse: l’ingresso può avvenire tramite punture di insetto (la malaria), ferite o abrasioni (le spore del tetano), per via orale (escherichia coli, botulino), per adesione all’epidermide (funghi), tramite le vie respiratorie (pollini, virus e company). Quest’ultima via di accesso, essendo sempre disponibile, è forse quella più popolare tra questi indesiderati turisti (e a COVID-19 piace tanto infatti).

Sta di fatto che è qui che scattano i meccanismi di difesa che il nostro corpo ha a disposizione per proteggersi, motivo per cui si realizza una fortissima infiammazione a livello polmonare per l’eccessiva produzione di interleuchine.

Quest’ultime sono una delle prime reazioni generate da una grande squadra chiamata sistema immunitario.

Come si compone il nostro esercito?

Il nostro ministero della difesa, il sistema immunitario, è composto da diverse cellule, ognuna ha uno specifico compito, ma tutte cooperano insieme in sinergia per poter contrastare l’avanzata dei nemici e garantirci una lunga e durevole salute (sempre che siamo disposti a contribuire e a fare la nostra parte per poter mettere loro nelle condizioni di lavorare al meglio!).

Nate nel midollo osseo le nostre “forze armate” sono costituite da divesi reparti: mastociti, monociti, granulociti, linfociti.

Monociti: la prima guardia.

Non sto parlando della canzone dei Litfiba quando parlo di prima guardia, ma del compito da sentinella che rivestono queste cellule.

I monociti infatti si occupano di questo: segnalare ai colleghi degli altri reparti che vi sono degli intrusi. Essendo di piccole dimensioni appena avvertono delle strane presenze attraversano i capillari, aumentano di dimensione (divenendo macrofagi) ed inglobano i batteri.

A questo punto lo trasportano in un’apposita area chiamata citoplasma causandone lo scioglimento.

Mastociti: avvicinandoci alle interleuchine…

I mastociti sono presenti nei tessuti connettivi vicino ai vasi sanguigni ed alle terminazioni nervose. Il loro compito è rilasciare delle sostanze chimiche preposte a diversi compiti.

Tra queste sostanze abbiamo l’istamina (che si attiva quando si manifestano fenomeni allergici), l’eparina (che contrasta la formazione di coaguli nel sangue), l’Ngf (che permette alle cellule nervose di crescere e replicarsi) e l’acido arachidonico (fondamentale per contrastare il processo infiammatorio).

É attraverso il conteggio dei mastociti che si capisce quale sia lo stato infiammatorio del nostro corpo, chi soffre di reumatismi ne sa ahimè qualcosa!

Linfociti: gli immaturi del gruppo!

Questi anticorpi sono chiamati in questo modo perchè nascono nel midollo osseo, ma non sono da subito pronti per entrare in battaglia. Per poterlo faro devono prima fare un pò di training nei centri preposti alla loro formazione: nei linfonodi, nella milza, nelle tonsille, nel timo. Insomma devono spostarsi nei cosidetti organi linfatici, da qui nasce appunto il nome linfociti.

Proprio per il fatto che devono essere prima “formati”, richiedendo quindi un ulteriore sforzo e dispendio energetico, si ricorre a loro solo nel momento in cui colleghi degli altri reparti non siano riusciti a contrastare gli invasori e la battaglia contro l’infezione deve essere ulteriormente prolungata.

I linfociti non vengono specializzati tutti nella stessa materia, e per questo motivo si dividono a loro volta in due ulteriori gruppi: avremo così i linfociti B ed i linfociti T.

Linfociti B.

Possono essere formati da tutti i “centri di formazione” ad esclusione del timo. Quello che fanno è identificare gli ospiti indesiderati definendo a quale categoria appartengono (no, non ladri evasori o assassini bensì batteri virus e funghi 😅).

Questo viene fatto a seconda degli anticorpi presenti nella sentinella: se il linfocita è già addestrato, conosce già quel tipo di corpo estraneo ci si aggrappa e lo identifica (lo ferma e gli chiede i documenti praticamente). Fatto ciò lo segnala e l’organismo inizia a riversare tutti gli altri anticorpi necessari a debellare l’infezione nel sangue.

Tutto funziona alla perferzione se il micro organismo è già conosciuto, ma se (come accade oggigiorno con COVID-19) il delinquente è per la prima volta in circolazione, nessuno lo ha mai visto o sentito, viene ahimè rilasciato dallo stato di fermo.

Così lui ha tutto il tempo di ritornare a zonzo, riprodursi e continuare ad insediarsi sul territorio sfruttandone le risorse, confondendo e mettendo in difficoltà il sistema e fino a fare terra bruciata.

Resta comunque segnalato, ma prima dovrà essere nuovamente fermato, o meglio se prima dovevamo fermare un solo terrorista, poi ci ritroveremo a doverci confrontare con un gruppo sempre più coeso, forte ed agguerrito.

Linfociti T.

T sta per timo. Anche loro si dividono in altri anticorpi, ma non vogliamo scendere troppo nel dettaglio. Questi anticorpi sono in grado di segnalare anche le cellule tumorali, ossia capire quando si presenta una modifica a livello genetico delle cellule sane. Così come riescono a discriminare le cellule del nostro corpo tra sane e malate (infettate).

Ma come si comportano? Beh è brutto dirlo, ma uccidono la cellula perforandola. Capite anche voi che finchè le cellule infettate sono limitate l’organismo riesce comunque velocemente (se si tratta di un corpo sano, giovane e perfettamente funzionante) a rigenerarle, diversamente si va incontro sostanzialmente ad una sorta di autodistruzione.

Risulta pertanto fondamentale da parte del sistema immunitario riconoscere per tempo gli agenti patogeni e bloccarli prima che questi abbiano accesso alla cellula.

La buona notizia è che comunque dopo la distruzione di una nostra cellula i linfociti T memorizzano ciò che è accaduto ed iniziano ad informare ed a notificare al sistema cosa serve per poter chiudere l’accesso agli invasori.

Quello che fa la differenza sono il tempo e la velocità: se il virus (come nel caso COVID-19) è veloce non vi è tempo di organizzare e formare le truppe.

Cellule dentritiche.

Inglobano virus e batteri ed una volta fagocitati li distruggono partendo dal loro nucleo ed acquisendo ogni singola informazione su di loro (mi viene da dire li vivisezionano). I dettagli ottenuti da questa operazione vengono inviati al timo che a sua volta li trasmette a tutti i linfociti.

In questo modo i linfociti B la prossima volta non rilasceranno con tanta facilità i delinquentelli ed i linfociti T sapranno se vi sia la reale necessità di attivare un suicidio di massa o si possa agire in altro modo, coordinando in maniera diversa le risposte del sistema immunitario

Verrà dato il compito a dei nuovi capisquadra, i linfociti T Helper, di gestire le unità di crisi e limitare l’eccesso di interleuchine ed il conseguente livello di infiammazione.

I linfociti T Helper.

I linfociti T Helper si suddividono in tre unità di crisi chiamate TH1, TH2 e TH3.

I TH1 hanno pieni poteri e non sono tenuti ad interagire con i linfociti B per reagire. Fanno da mediatori alle proteine che causano le infiammazioni (le interleuchine).

L’unità TH2 modula la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B ed attivano i mastociti.

Se il corpo è attaccato da un organismo sconosciuto (anti-gene) verrà aumentata la produzione di interleuchine che a loro volta a seconda delle informazioni acquisite all’interno della cellula attiverà ulteriormente TH1 o TH2.

La produzione dei T Helper serve per bilanciare la risposta immuntaria, proprio per evitare quello che prima ho battezzato “suicidio di massa”, l’infiammazione grave.

Una volta che è stata combattuta l’infezione sarà compito dei linfociti TH inattivare le interleuchine, cessare la produzione di linfociti e diminuire l’infiammazione.

Interleuchine ed infiammazione, perchè il corpo le mette in atto?

Ma se le interleuchine determinano uno stato infiammatorio, e mettono in moto tutto questo processo perchè il corpo le genera?

Perchè l’infiammazione, non solo intesa come dolore (è la prima cosa a cui si pensa) ma in primis come calore, è necessaria sempre per contrastare gli attacchi. L’aumento della temperatura corporea o comunque di una singola parte del corpo debilità anche gli aggressori, non solo noi!

Purtroppo nel caso di COVID-19 la difficoltà sta nel mantenere il giusto equilibrio sopra menzionato, e nella grande velocità che ha nel riprodursi. Insediandosi nelle basse vie respiratorie genera un enorme presenza di interleuchine nei polmoni, il decesso di moltissime cellule da parte dei linfociti T inesperti e le gravi complicazioni respiratorie di cui sentiamo tristemente parlare in questi giorni. E sappiamo quanto sia importante l’ossigeno, non solo per il nostro aspetto!

Oggi ho cercato di rendere leggero un argomento complesso, molto probabilmente potrebbe riportare qualche inesattezza, non me ne vogliate ho cercato di documentarmi al meglio da neofita.

Ho scelto questo argomento per portare alla vostra attenzione un argomento che spiega come comai sia così veloce e letale la trasmissione di un qualcosa che per il nostro organismo è sconosciuto. Serve tempo: tempo per il corpo per riconoscere il virus, tempo per capire come rallentarlo e contrastarlo.

Quello che si può fare è cercare di rallentare i ritmi, per poter tamponare al meglio l’emergenza e dare ai medici ed agli scienziati la possibilità di acquisire informazioni nè più nè meno come fanno i linfociti, cercando di evitare il suicidio di massa. Dimenticavo… Lavare sempre le mani come ci dicevano la mamma e la nonna!

E dopo questa puntata di “Siamo fatti Così”, la mia domanda è: vi appassionano gli argomenti di natura medico-scientifica? Quali in particolar modo? Lasciatemi un messaggio!