Oggi sono proprio contenta! Ho scoperto che esistono altre persone curiose come me. Ho avuto l’occasione di chiacchierare a lungo con una follower che nella frazione di pochissimi secondi è partita a raffica con una moltitudine di domande.

Tra i vari quesiti il seguente “…ma le api utilizzate per la realizzazione dei cosmetici muoiono? Come si ricava il veleno di ape?”. Dato che questo mi viene chiesto spesso oggi cercherò di dare una risposta spero esaustiva.

“Io penso che, se alla nascita di un bambino una madre potesse chiedere ad una fata di dotarlo del dono più utile, quel dono sarebbe la curiosità.”  (Eleanor Anna Roosvelt)

Prima di tutto: location!

Prima di andare a capire come si ricava il veleno di ape, scopriamo qual’è il magico luogo dove il tutto avviene. Dove se non nell’ambiente a loro più familiare, l’ arnia?

Che cos’è un’arnia?

Un’arnia è un rifugio di natura artificiale realizzato dall’uomo, all’interno del quale le api andranno a costruire in tutta sicurezza il loro riparo naturale, ossia l’alveare.

Una scatola di legno, normalmente realizzata in abete, dotata di una griglia metallica con diversi piccoli fori che permettono solo alle api di accedere.

Nella parte superiore presenta anteriormente e posteriormente delle scanalature: sono i punti di appoggio per i telaini, dei supporti su cui gli insetti costruiranno i nidi.

All’interno saranno presenti ulteriori punti di accesso più piccoli che permettono alle api operaie di entrare, escludendo l’ape regina.

Questa divisione viene effettuata per evitare che durante la raccolta del miele possano fuggire le regine e per non raccogliere insieme al miele le covate.

Si evita l’asportazione della cova per due motivi: 1) per non perdere nuovi esemplari 2) per evitare aggressioni da parte delle api nel momento in cui ci si avvicina alle uova o alle larve.

Che cosa fanno le api dentro l’arnia?

Inannzitutto si suddividono i compiti! Sono organizzate loro, sapete? Ogni esemplare è qualificato per svolgere precise mansioni:

  • api architetto: costruiscono l’alveare utilizzando una cera da lei stessa prodotta;
  • api spazzine: puliscono l’alveare preparandolo alle intense attività che verranno svolte dalle colleghe;
  • api esploratrici: esplorano i luoghi dove raccogliere il nettare, diverranno in un secondo momento bottinatrici… Insomma sono quelle che vanno a zonzo come l’ape Maia! 😊
  • api bottinatrici:in realtà di tempo all’interno nell’arnia ne trascorrono ben poco, sono addette alla raccolta del nettare da fiori ed alberi, insomma sono una sorta di “vendemmiatrici”, o di “corrieri”.
  • api guardiane: si posizionano all’entrata dell’arnia con le mandibole aperte e la ali pronte per spiccare il volo. La loro arma è il pungiglione… attenzione a queste qui ragazzi perchè sono di vitale importanza, lo vedremo più avanti!
  • api magazziniere: come si intuisce dalla parola stessa accolgono il nettare raccolto, lo addizionano di enzimi salivari da loro prodotti e ripongono il tutto nelle varie celle. Gli enzimi trasformeranno il nettare in miele;
  • api ventilatrici: con il rapido battito delle ali si occupano di tenere ventilato l’alveare (altro che condizionatori!);
  • api nutrici: si prendono cura delle larve nutrendole con la pappa reale;
  • ape regina: di dimensioni maggiori delle altre ha il compito più importante, la continuità della specie. Presenta un addome più lungo ed affusolato ed è l’esemplare più grande di tutto l’alveare. Depone migliaia di uova al giorno. Insomma è la mamma!

Perchè questa digressione?

Lo so, la capacità di sintesi non è una mia caratteristica. Capisco che voi vogliate arrivare al punto, ma descrivere quanto sia complessa, strutturata la vita di un’alveare e soprattuto quanti esemplari siano coinvolti nel meccanisco credo che sia imprescindibile per capire bene cosa accade se viene messo in pericolo il nido.

Come avete visto sono tante le api necessarie per la sopravvivenza della specie. Per non sopperire sono necessarie principalmente tre cose: organizzazione, pulizia ed ordine.

Immaginate ora che venga destabilizzato questo sistema da un predatore qualsiasi… si creerebbe un caos che una struttura di questo tipo non può assolutamente permettersi.

Per questo ci sono le api guardiane: sempre in allerta, pronte a scattare ed attaccare al più impercettibile campanello di allarne. In grado di aggredire pungendo e di secernere veleno, dando la vita per la causa. Sì perchè queste sentinelle una volta che avranno attaccato perderanno il pungiglione e moriranno.

Insomma! Come si ricava il veleno di ape?

Dopo tutta questa premessa, secondo voi? Naturalmente tramite le api guardiane! Ma state tranquilli non moriranno.

Verrà inserita una piastra metallica all’interno dell’arnia che rilascerà dei piccoli ed impercettibili impulsi elettrici. In seguito alle variazioni elettromagnetiche che le api percepiranno si creerà subito una sorta di allarme.

La piastra verrà identificata come un potenziale aggressore o comunque come un elemento disturbante, venendo così presa immediatamente d’assalto dalle api guardiane.

Queste ultime cercheranno di pungere la placca metallica (non riuscendovi per ovvi motivi), il veleno uscirà comunque dal pungiglione e scivolerà in un piccolo contenitore di raccolta.

Il pungiglione in questo caso non si staccherà dall’insetto (non potendo introdursi nella piastra), resterà attaccato all’ape che non morirà!

Il veleno così raccolto verrà poi lavorato ed utilizzato come ingrediente delle oramai note formulazioni cosmetiche a base di siero d’ape.

 

Forte eh? 🤗

 

Anche tu hai qualche quesito da pormi? Scrivimi pure qui sotto!